Filosofia

 

Filarete, grande architetto vissuto nel XV secolo, soleva dire che il committente è il padre dell’architettura mentre l’architetto ne è la madre, crediamo che questa massima sia più che mai attuale. 
Ogni nuovo progetto al quale ci approcciamo ha come preludio un serrato scambio di informazioni sul luogo, sulle idee, sui desideri dei nostri committenti. Per noi ogni progetto, dal semplice arredamento all’incarico pubblico, è una sfida alla cui base sta la concertazione. 
Siamo convinti che ogni architettura, a prescindere dalla sua destinazione, abbia come fine l’uomo e la sua felicità. Tutti noi trascorriamo la maggior parte della nostra esistenza all’interno di edifici o nelle loro immediate vicinanze, la nostra vita è permeata dall’architettura. Fosse solo per motivi fisiologici, la qualità delle nostre vite è fortemente influenzata dalla qualità delle architetture in cui viviamo e che ci circondano. 
Per questo, troviamo sbagliati e profondamente immorali atteggiamenti progettuali che trasformano il committente-uomo in un mezzo per raggiungere bizzarri scopi progettuali, anziché fine al quale tendere per la realizzazione di buone architetture. E quando un’architettura è buona se non quando chi ne fruisce ne è influenzato positivamente o quando contribuisce alla felicità di chi ne fa uso?

Filarete, a great architect who lived in the 14th century, used to say that the client is the father of a building while the architect is its mother. We believe this maxim to be truer than ever. 

Each new project that we approach begins with an exchange of information on the site, the ideas, and the desires of our clients. For us, each project - from a simple interior design to a public commission - is a challenge that is based on harmony. 
We are convinced that each structure, apart from its intended use, has man and his happiness as its purpose. We all spend a great part of our existence inside buildings or in their immediate vicinity; our life is permeated by architecture. Not only for physiological reasons alone is our quality of life strongly influenced by the quality of the structures in which we live and which surround us. 
In our opinion, it is erroneous and profoundly immoral for an architect to transform a client’s desires into a means to an end in order to achieve his eccentric design aims, rather than as an end for the creation of quality buildings. And when is a structure of good quality if not when one enjoys or is positively influenced by it or when it contributes to the happiness of those who use it?